Report 1° Incontro - 12.9.2026

12 settembre 2026 – Sala delle Scuderie, S. Severina 

L’incontro è iniziato con un minuto di silenzio proposto dal Sindaco di Santa Severina, avv. Pietro Vigna, per Denise Cosco, morta suicida, figlia di Lea Garofalo, la testimone di giustizia assassinata dalla ’ndrangheta. Poi si è passato a parlare del festival. Eppure, quel gesto iniziale ha marcato da subito spazio e tempo. Ha restituito al nuovo Sindaco una tempra precisa, pronta a presidiare con una personale e non scontata com-passione – nell’etimo di questa meravigliosa parola – l’eredità ricevuta dall’ex Sindaco Lucio Giordano.

A seguire, il Sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, entusiasta e grato dell’invito, e lo stesso Lucio Giordano, padrino di questa rassegna che ha goduto fin dal principio della sua fiducia. Come a seguire uno stesso fil rouge, mi sono inserita io per ricordare un particolare punto chiave: un Festival di Poesia non è una passerella formale, ma il luogo in cui l'umano si conosce, si riconosce, si ascolta e si premia nella sua capacità di fare comunità. In altre parole, mi sto prendendo cura di una radice che, spero, altri vedranno in un germoglio solido.

Ma ora ho l’esigenza di riordinare alcune incandescenze che ancora fervono, ad iniziare dagli ospiti: Alessandra Corbetta e Stefano Iori.

In comune, uno sguardo presente, affabile eppure isolato, tipico di chi, conoscendo le intemperie che osteggiano sia il piano che il ripido, ha ormai rifugi alpini e punti di ancoraggio. Nel corso del dialogo, di Stefano Iori ho apprezzato molto l’accostamento di tre avverbi di luogo: la tensione che spinge il poeta verso l’oltre e un altrove non può prescindere da un altrimenti che si sostanzia nelle tante sfaccettature – contrastanti, ambigue, a tratti irriverenti – di cui si compone l’io. Naturale il richiamo agli eteronimi di Pessoa, usati per sottolineare la frammentazione e la pluralità dell'essere: quella moltitudine di anime e voci diverse – ciascuna con uno stile, una biografia e una visione del mondo – che coesistono all'interno della stessa persona.

Il rigore ribadito più volte da Alessandra Corbetta, a cui deve sottoporsi chi scrive versi, si sostanzia nello studio continuo, nella ricerca della parola necessaria e nella spietata disciplina del togliere, affinché la poesia rimanga un organismo essenziale, privo di orpelli, dove la forma non è un esercizio di stile ma l'unica architettura capace di reggere il peso della verità. È un rigore che richiama da vicino la lezione di Ana Blandiana e la sua distinzione tra i "poeti del come" e i "poeti del cosa": se i primi rischiano il manierismo e i secondi la prosaicità, la Corbetta ricuce questa frattura. La parola insostituibile nasce proprio dove l'urgenza del contenuto e l'esattezza della struttura si fondono, perché è solo nell'equilibrio tra forma e sostanza che il verso raggiunge il suo vertice.

In Doris Bellomusto, trasparenza dello sguardo e verità della pagina coincidono in modo disarmante. La sua solarità è un dono raro, custodito nel verso che incontra lo sguardo di chi ascolta e vi si riflette con assoluta limpidezza. Che Dio la preservi: è la sua forza più grande, ma anche un fianco scoperto, una vulnerabilità luminosa da proteggere. Confido nella sua grazia: sa guardare il male del mondo senza lasciarsi oscurare, offrendo la parola come un atto di resistenza gentile.

Sulla stessa lunghezza d'onda, e per nulla distante da questo nitore, si collocano i versi e la postura di Francesco Vignis. Poche parole essenziali, prima tra tutte quell'indicazione d'origine – «io sono nato nel rione Sanità» –, sono bastate a evocare il perimetro di un mondo complesso e spigoloso, un contesto che avrebbe potuto facilmente inghiottirlo e da cui ha saputo emergere e costruirsi attraverso scelte drastiche e una fermezza ostinata. È una voce pulita, che non dimentica il punto di partenza e ha saputo mettere radici profonde in questa terra, fino a farsi, per noi che ne godiamo l'instancabile attività comunicativa e la promozione culturale a tutto tondo, calabrese a tutti gli effetti.

Maria Giovanna Manenti avrà modi, qualità e tempi per far parlare ancora di sé e della sua voce, ieri tanto emozionata quanto autentica. Un'emozione che non ha scalfito la sostanza di una presenza nitida, in cui s'intuisce un'intensità vera.

Le Associazioni premiate con targa – Arte in gioco di Caccuri, Diverso da chi? di Cotronei, Museo archeologico di Crotone – meriterebbero pagine a parte per la ricchezza delle loro storie: basterà sfogliarne i curricula sul blog per comprendere quanto il loro lavoro sia la linfa silenziosa e operosa di questo territorio.

Caldo ed effusivo il sassofono di Erika Paone; impeccabili le presentatrici, Roselena Cosentini e Marianna Barilari (che ha sostituito egregiamente l'impossibilitata Anna Violante); così come la presenza preziosa delle Associazioni che reggono la rassegna: i Borghi della Lettura, il Museo del caffè, il Polo sanitario Sadel, la Coop. Aristippo, la Pro Loco Siberene, l’associazione dei Borrelliani.Tra queste, la mia profonda gratitudine va al Presidente dell’Associazione di Borrelliani, Santino Altimari, risolutore di inevitabili intoppi di percorso e, al pari dei Sindaci Vigna e Giordano, vocato al volontariato autentico: quello che guarda oltre il proprio ombelico, senza alcuna ostentazione, solo con i fatti e verso un’unica meta.

 

















































































































Commenti