Leopardi, sotto lo stesso cielo, oltre ogni altrove - Studenti del Liceo Linguistico EsaBac di Mesoraca

 

Motivazione della scelta del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia

 La scelta del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia di Giacomo Leopardi nasce dal desiderio di portare al Festival A Sud di ogni altrove una poesia capace di attraversare il tempo, i luoghi e le culture per giungere al cuore dell’esperienza umana. Un testo che, partendo da un “altrove” lontano e quasi indefinito, riesce a parlare a ogni uomo, in ogni epoca, delle domande più profonde dell’esistenza.

La voce del pastore, semplice e insieme universale, si rivolge alla luna e interroga il mistero della vita: il senso del nascere e del morire, la ricerca della felicità, la fatica del vivere, il desiderio e la solitudine. Il pastore parla da un luogo lontano, ma le sue domande non appartengono a un luogo: appartengono all’umanità intera. La distanza geografica si trasforma così in vicinanza esistenziale; l’Asia diventa un simbolico “altrove” attraverso il quale ciascuno può riconoscere qualcosa di sé.

Questa scelta assume un significato particolarmente forte per gli studenti del Liceo Linguistico EsaBac di Mesoraca - diretto dalla Preside Antonella Parisi -, con curvatura “Comunicazione e Relazioni internazionali”. Il canto leopardiano può essere infatti letto come una straordinaria metafora della comunicazione: rivolgersi a un altro, cercare un interlocutore, porre domande, accettare il silenzio e riconoscere che comprendere il mondo significa anche confrontarsi con ciò che non conosciamo.

Comunicare non significa soltanto parlare, ma creare uno spazio nel quale l’altro possa essere ascoltato. E in questo senso Leopardi anticipa una delle esigenze più profonde del nostro tempo: imparare a incontrare l’alterità senza annullarla, attraversare le differenze linguistiche e culturali senza trasformarle in distanze insuperabili.

La luna, interlocutrice silenziosa del canto, diventa allora il simbolo di un dialogo che continua anche quando non riceve risposta. Il pastore non smette di interrogare il cielo, perché forse il valore della domanda non consiste soltanto nel trovare una risposta, ma nella possibilità stessa di continuare a cercare, a interrogarsi, a guardare oltre i confini del proprio io.

È un messaggio particolarmente significativo per dei giovani che si stanno formando alle lingue, all’incontro tra culture e alle relazioni internazionali. In un mondo nel quale siamo sempre più connessi, ma non sempre più capaci di ascoltarci, il Canto notturno restituisce dignità alla lentezza della riflessione, al silenzio, alla domanda e all’ascolto.

La declamazione assume così anche un importante valore educativo e simbolico. Gli studenti non si limitano a studiare Leopardi, ma prestano la propria voce a una parola nata quasi due secoli fa, permettendole di tornare a vivere nel presente. Il passaggio dalla pagina alla voce trasforma la poesia in un’esperienza condivisa: il testo non è più soltanto materia letteraria, ma diventa respiro, ritmo, emozione e relazione.

E qui emerge il legame più profondo con il titolo del Festival: A Sud di ogni altrove. Essere “a Sud” non significa essere ai margini della cultura o del pensiero; significa poter guardare il mondo da una prospettiva particolare e, proprio da quella prospettiva, rivolgersi all’universale. Da Santa Severina, dal cuore del Sud, la voce dei nostri ragazzi può attraversare ogni confine e raggiungere un altrove che, attraverso la poesia, scopriamo essere molto più vicino.

Il pastore leopardiano è solo, ma la sua voce diventa collettiva. È lontano, ma parla a tutti. È immerso nella notte, ma il suo interrogare è una forma di luce: una luce fragile, inquieta, mai definitiva, e proprio per questo profondamente umana.

La scelta del Canto notturno è dunque una scelta di dialogo, alterità, ascolto e universalità. È la scelta di una poesia che non offre risposte facili, ma insegna ai giovani il valore delle domande; che non cancella le distanze, ma le attraversa; che non pretende di possedere la verità, ma invita a cercarla insieme.

Affidare questo canto alla voce degli studenti significa, in fondo, consegnare loro una domanda antica perché possano restituirla al presente.

Il pastore guarda la luna e domanda. I nostri ragazzi raccolgono quella domanda e la portano oltre ogni confine.

Perché la grande poesia fa questo: nasce da un luogo e raggiunge ogni luogo, nasce da una voce e diventa voce di tutti, appartiene al passato e, ogni volta che viene pronunciata, torna a essere presente.

E forse è proprio questo il senso più autentico di A Sud di ogni altrove: scoprire che non esiste un luogo veramente lontano quando una voce riesce a farsi ascoltare, e che la poesia può trasformare ogni “altrove” in una possibilità di incontro.

Sotto lo stesso cielo, da Santa Severina al mondo, una domanda continua a vivere: che cosa significa essere uomini?

 

Prof. Francesco Grano

(a sua cura la performance degli studenti)

 



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