Report 2° incontro - 19.9.2026
Il volo della poetessa Corbetta
con tre ore di ritardo sabato scorso. L'allarme di Lucrezi che, raggiungendo la
Calabria, ci avvisava del guasto sulla linea Napoli-Lamezia Terme e di ritardi
apocalittici. Le defezioni dell'ultimo minuto, che rischiano ogni volta di far
saltare l'incastro del format e dicono quanto sappia essere dura questa terra,
anche quando cerchi di offrirle qualcosa. E infine l'assenza improvvisa del
sindaco Vigna, col suo rammarico.
«Quella di quest'anno è
un'edizione al cardiopalma», dicevo mentre la sala delle Scuderie continuava a
riempirsi. «Per il terzo e ultimo incontro io e il Sindaco ci porteremo avanti:
ingaggeremo un guru, un esorcista, invocheremo una benedizione urbi et orbi
da Roma», ironizzavo al microfono incrociando gli sguardi in sala, sperando non
trapelasse l'amarezza. Ci vuole un anno per costruire i tre incontri del
festival. Un anno di sì, di forse, di disdette; di incomprensioni, sintonie
improvvise, risate e rabbia; e poi il continuo lavoro di sintesi da riportare
nel blog, nelle locandine, nelle motivazioni. Tutto si compia nello stile
dell'anatra di La Capria: le zampe lavorano all'impazzata sott'acqua, ma in
superficie deve restare solo un fluire morbido, leggero.
In sala, qualcosa si ricompone
nella chitarra del maestro Testini e il flauto di Vincenzo Scida. «La poesia
resta sospesa per la sua innata prospettiva di farsi democratica», diceva
Lucrezi con la grazia di un gentiluomo d'altri tempi — e a me pareva la
stoccata di un fiero condottiero a cavallo mentre brandisce una spada.
L'incisività dei prosimetri di Claudia Zironi, capaci di prenderti per mano con
tre parole esatte. L'ombra di Leopardi che vagolava in sala, incantata dalle
voci di due adolescenti che lo raccontano come un consanguineo. Salvatore Di
Spena, l'orgoglio di un giovane studioso che sta tagliando traguardi
importanti. E le testimonianze di questa terra nei versi di Lilli Simbari e
Umberto Crocetti.
La vita intera spesa per la
cultura nella storia del Centro studi Tajani e del senatore Maurizio Mesoraca.
Il ricordo del Maestro Fernando Romano, negli occhi e nella voce incrinata
della nipote Maria Rosa.
Sono da poco passate le cinque.
Scrivo dallo smartphone, ancora a letto. Quietudine in cui racconto, o forse mi
racconto. Non so come certe tensioni — quelle che ti incendiano e inceneriscono
— riescano poi a trovare una lettura diversa. Ci sarà qualcosa che restituisca la
sintesi di tutto!... Emerge dai pixel dello schermo nel buio pesto della stanza.
Grazie è parola che ha la stessa
potenza della vita.





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